" Artisti Orafi Britannici in Jewellery Unlimited"
Prof.ssa Roberta Bernabei

'Jewellery Unlimited' è questo il titolo della mostra collettiva di gioielli contemporanei inauguratasi il 16 aprile 2004 nell'Art Gallery del Bristol City Museum in Inghilterra.

L'evento, organizzato dal gruppo di Bristol dell'associazione gioielli contemporanei - Association for Contemporary Jewellery - ACJ, è di notevole importanza principalmente perchà fornisce sia una panoramica esaustiva sull'odierna produzione artistica e artigianale del gioiello nel Regno Unito, sia perch la stessa mostra è il risultato di grande dedizione, impegno e costanza dell'ACJ-Bristol. Esempio da emulare in ogni contesto dove esistano delle situazioni analoghe.

ACJ è un'associazione britannica che conta circa 550 soci, venne fondata nel maggio del 1997 dopo una conferenza internazionale intitolata 'Jewellers' Exchange', tenutasi l'anno precedente a Newcastle, dove grazie ad un forum, tra i partecipanti alcuni artisti orafi riconobbero l'esigenza di creare un gruppo che promuovesse la comprensione del gioiello contemporaneo anche negli UK.

'Jewellery Unlimited' è la prima mostra di gioielli organizzata grazie ad un concorso aperto a tutti i soci ACJ. Una giuria di esperti del settore, composta da Cynthia Cousens, Sarah James, Elisabeth Turrel, Karin Walton, ha selezionato i lavori considerando i migliori risultati ottenuti dal punto di vista del design, del concetto, dei materiali e delle tecniche utilizzate.

Sono stati scelti 97 partecipanti, un gruppo eterogeneo che vede la presenza di alcuni artisti orafi di fama internazionale quali Jane Adam, Dorothy Hogg e Jacqueline Mina; artisti orafi all'inizio della loro carriera; artigiani e giovani designer. Ognuno espone da uno a cinque pezzi, che coprono una vasta gamma di stili e materiali: dai metalli preziosi alla resina, al silicone e ad oggetti inconsueti come frammenti di scheletro di pollo nella collana intitolata "On Memory and Loss" di J. Astfalck (foto 1).

Il campo d'indagine dell'artista si sviluppa tra i ricordi e gli oggetti devozionali, attraverso i quali racconta delle storie utilizzando materiale autobiografico e storico (foto 2). Astfalck asserisce che tutti noi sentiamo il bisogno di personalizzare le esperienze provenienti dal mondo delle azioni che ci sembrano aliene, per poterle comprendere, anche se cio' potrebbe rivelarsi un'illusione.

Anche l'artista Yoko Izawa è affascinata dall'ambiguità delle espressioni, che cerca di trasmettere attraverso tre affascinanti anelli (foto 3, 4, 5) ed una misteriosa collana (foto 6). Izawa trova che nel credo religioso e nei valori della cultura giapponese ci sia una sorta di ambiguità, nonostante la costante richiesta di certezze nella società odierna.2 'Veiled Jewellery 2' emblematico titolo del gioiello di Izawa, dove una sequenza di 39 ellissi dalle diverse dimensioni, collegate tra loro alle estremit, costituisce il corpo della collana. Realizzata in argento è ricoperta da un tessuto elastico tubolare di color verde oliva che aderisce perfettamente alla sagoma; il restringersi e dilatarsi della stoffa di Lycra scandiscono un sinuoso ritmo che nasce dalla combinazione di diverse saturazioni del colore e trasparenze. Questo effetto ricorda vagamente la famosa 'Lampada Falkland' (1964) di Bruno Munari, nella quale utilizzava un simile principio e non a caso nasceva dallo studio delle lanterne giapponesi di carta e bambù.

L'allestimento è sobrio, ogni vetrina, completamente in vetro con una semplice illuminazione e struttura metallica, presenta tre ripiani ognuno dei quali mostra dai tre ai sei gioielli. Grazie a questa struttura minimalista ogni monile si osserva senza essere distratti da un design troppo invadente.

Considerando le molteplici diversità, emerse dai gioielli esposti, quali una incommensurabile ricchezza, sarebbe stato di aiuto conoscere anche le date di produzione dei rispettivi gioielli.

Altri due aspetti concludono la mostra, la tecnica e la storia dell'oreficeria, importanti contributi alla lettura a tutto tondo del gioiello anche per un pubblico neofita. Attraverso un ciclo di venti fasi dove si vede come realizzare un semplice anello si esplica la tecnica. Mentre in un'altra vetrina troviamo uno spaccato della collezione storica ed etnografica del Bristol City Museum. Da reperti archeologici di ornamenti del 300 a. C., si arriva ad alcuni monili inglesi da lutto della fine del 1800, poi si ricollega ai gioielli contemporanei con pochi ma celebri nomi quali D. Watkins, W. Ramshaw.

Nella sua complessità la mostra presenta tutti i presupposti necessari per un futuro contributo alla storia del gioiello; longevitù: testimoniata da un esauriente catalogo di ben 112 pagine, con 3-4 foto dei lavori di ogni espositore e una breve descrizione del loro campo di ricerca, naturalmente il titolo del catalogo 'Jewellery Unlimited'.








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